DISFUNZIONE ERETTILE

Tecniche Chirurgiche

 

 

PREPARAZIONE PRE-OPERATORIA

  • CONSULENZA PSICOLOGICA SINGOLA E DI COPPIA

  • VIDEO EDUCATIVO

  • ILLUSTRAZIONE VARI MODELLI DI PROTESI

  • VALUTAZIONE DELLE REALI ASPETTATIVE

 

Disfunzione erettile su base venosa

La diagnosi viene posta con erezione farmaco indotta, eco color doppler penieno dinamico, cavernosometria e studio notturno dell’erezione (Rigiscan). 

La terapia della disfunzione veno occlusiva, data l’integrità della vascolarizzazione arteriosa, si avvale poco del prostaglandine intracavernose. 

Alcuni autori consigliano la vacum terapia che consiste nell’applicazione sul pene di un dispositivo cilindrico che crea del vuoto tramite una pompa, determinando erezione che viene poi mantenuta meccanicamente tramite un anello elastico alla radice del pene.

Tale dispositivo, oltre che laborioso, crea fastidio al paziente e specialmente durante l’eiaculazione. L’anello non va tenuto più di 30 minuti, si possono creare delle petecchie o edema del glande. 

Di solito è bene accettato dal 20% dei pazienti. La tecnica chirurgica si avvale dell’intervento di Tom Lue che consiste in una incisione alla base del pene, a 2 cm dalla radice, fino a raggiungere la radice dello scroto. Si scollano i tessuti fino ad arrivare sulla fascia di Buck e, con l’aiuto di occhiali operatori per ingrandire il campo, viene legata la vena dorsale profonda ed eventuali collaterali.

Disfunzione erettile su base arteriosa:

IMPIANTO PROTESICO PENIENO

 

Per l’intervento è necessaria una anestesia generale o spinale.

L’accesso chirurgico è di tipo infrabubico o peno scrotale. Noi di solito adottiamo l’accesso peno scrotale che consiste in una piccola incisione di 4 cm alla radice della porzione ventrale del pene, fra questo e lo scroto.

Viene posizionato un catetere vescicale che viene poi mantenuto per 24 ore. 

Da questo accesso si isola la superficie ventrale dei corpi cavernosi che vengono incisi e dilatati fino ad un diametro idoneo ad alloggiare i cilindri idraulici della protesi. 

Sempre da questo accesso posizioniamo il serbatoio in sede retropubica e la pompa in sede scrotale. Questi tre componenti vengono fra loro connessi con tubicini di raccordo. 

Tutto l’impianto è in silicone

A fine intervento noi posizioniamo un piccolo drenaggio che viene mantenuto per 24 ore. Viene somministrata al paziente una copertura antibiotica per 36 ore per via parenterale e per i 7-10 giorni seguenti. 

Il paziente viene di solito ospedalizzato per due notti. 

Il paziente deve sapere che potrà avere dolore, più intenso nei primi giorni poi sempre più tollerabile alla fine della prima settimana post operatoria. 

L’attività sessuale verrà ripresa dopo circa 1 mese

L’impianto protesico non ha effetti sulla libido, l’orgasmo, l’eiaculazione o le sensazioni genitali. In condizioni di flaccidità il pene è molto vicino all’aspetto normale. 

Anche in erezione il pene è molto simile all’aspetto normale solo che le dimensioni saranno appena più corte data l’assenza dell’impianto nel glande. 

Le complicanze possono essere l’infezione, sempre più rara data la massiccia copertura antibiotica. 

In caso di infezione l’impianto spesso viene rimosso. Sempre più raro data l’alta tecnologia degli impianti è il mal funzionamento. Anche in questo caso l’impianto va rimosso e sostituito. Nei casi in cui l’impianto venga sostituito per qualsiasi motivo i costi dell’impianto sono a carico della casa costruttrice.

 

 

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